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  • Carla Carucci

La quarantena, i sogni e il bucato.


Oggi voglio inaugurare una nuova rubrichetta.

La rubrichetta dei sogni.

Ne faccio sempre di molto bizzarri e articolati.

Più che sogni sono film.

Forse nel mio inconscio resta vivo il “sogno” adolescenziale di fare la regista cinematografica. Ebbene sì, lo ammetto, da giovane non avrei voluto fare teatro ma cinema. Vista la situazione forse avrei dovuto perseverare. Ma quando ho scoperto il teatro, per caso, me ne sono innamorata. Ahimè!

Non sono qui però per parlarvi di questo ma per raccontarvi brevemente quello che mi è rimasto di uno dei miei sogni di stanotte o, meglio, di stamattina.

Ero con altri amici su un pianeta straniero, per certi versi molto simile alla terra. Gli abitanti indossavano tute argentate nella migliore tradizione della fantascienza anni ’60.

Abitavano in palazzi simili ai nostri e avevano balconi come i nostri.

Di certo state pensando quello che ho pensato io mentre sognavo: gli ufo sono come noi. Una scoperta fantascientifica straordinaria. Gli alieni non sono verdi, non hanno grandi capoccioni, e non emettono strani versi tipo “Ka! Ka! Kaa!!”.

No, sono come noi, vivono in palazzi come i nostri ma indossano tutine argentate. Non sono più avanzati di noi, è evidente. Noi abbiamo definitivamente superato quella fase della moda alla fine degli anni ’90, e per fortuna.

Entusiasta di questa scoperta a un certo punto mi cade l’occhio sui fili del bucato steso sul balcone. Gli E.T. non stendevano su fili disposti in orizzontale come noi, ovvero i classici cavi appesi paralleli al balcone. I cavi erano disposti perpendicolari al balcone (allego immagine per semplificare la descrizione). Una serie di domande su come si possa stendere le lenzuola su sti balconi mi si affastellavano nella mia mente maniaco-ossessiva. Eh sì, perché ogni cosa va stesa in un certo modo altrimenti non ha senso stendere! E poi ho capito: gli alieni sono alieni quindi stendono il bucato da alieni. E poi mi sono svegliata.

Lascio a voi l’interpretazione dei sogni, io dal canto mio ho capito una cosa.

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